Ma perché non ci sei mai papà?

C’era una volta uno scoiattolo di nome Leone

 

C’era una volta uno scoiattolo di nome Leone. Aveva quattro anni e viveva con mamma Paola e papà Leonardo. Con il nome che si ritrovava, gli scoiattoli del bosco lo prendevano continuamente in giro: “E’ arrivato Leone. Uuuuh che paura che ci fai!!” – e tutti a ridere. Tutti tranne il piccolo Leone. Che tra l’altro non era un normale scoiattolo ma uno di quelli timidi, introversi, antisportivi; uno di quelli che per saltare da un albero all’altro avrebbe voluto un bel ponte, e per salire su un albero avrebbe preferito che ci fossero dei gradini come nelle case degli umani. Leone era uno scoiattolo senza coraggio, insicuro e pauroso. E con il nome che si ritrovava, era un bersaglio facile per tutti i bulli del bosco. “Ma mamma perché mi avete chiamato Leone? Non potevate darmi un nome come quello di tutti gli altri?” – “Tuo padre voleva che tu avessi il suo nome, ma per evitare confusione in casa, ha deciso di chiamarti Leone. Voleva che fossi simile a lui, ma in qualche modo diverso, con una tua personalità” – “Ma io non ce l’ho la personalità del Leone!! E doveva pensarci prima di darmi questo nome!!!” Mamma scoiattolo lo guardava con occhi dolci, aveva ragione e quel discorso lo aveva fatto anni prima a suo marito, ma non era servito a nulla, Leonardo era convinto che suo figlio sarebbe stato il re della foresta pur essendo uno scoiattolo. E a niente erano serviti i suoi discorsi.

 

Leone aveva un solo vero amico, Pelo, con cui passava gran parte della sua giornata.
Gli atri scoiattoli passavano le loro giornate con i loro papà per imparare la vita del bosco; Leone e Pelo invece, un padre che li portasse in giro e che insegnasse loro le cose della vita, non l’avevano. Pelo era orfano, e Leone aveva un padre viaggiatore e severo che mai stava con lui. E così le giornate passavano in malinconia, a invidiare gli altri scoiattoli con i loro papà, e a sentirsi sempre meno degli altri. La madre teneva sempre d’occhio Leone dalle cime degli alberi, soffriva a vederlo così solo e indifeso, e non si contano le volte che ne parlava a Leonardo: “Ogni tanto devi stare con lui nella foresta come tutti gli altri papà, non puoi lasciarlo sempre solo” – “Deve arrangiarsi, è mio figlio!” “Ha quattro anni ed è timido, l’hai voluto chiamare Leone, devi rendertene conto che Leone non è il re della foresta come tu sognavi, se non gli insegni a difendersi, a procurarsi cibo, come farà a cavarsela?” Ma Leonardo non ascoltava, non voleva sentire. Era convinto di essere nel giusto. E sarebbe stato duro con suo figlio per crescerlo un duro come lui. Quando Leonardo era a casa se ne stava sdraiato per tutto il tempo e di Leone non si curava.